Settembre 29, 2022
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L’attivismo verde e culturale migliora la politica | V. Montalto e A. Tubadji

Esiste una significativa correlazione tra attivismo artistico-culturale o ambientale e partecipazione alla vita politica. La constatazione offre nuovi spunti su come indirizzare le energie individuali e collettive verso un dibattito politico costruttivo.

In pandemia cambia la fruizione di aree verdi e luoghi culturali

La pandemia ha avuto un effetto importante sulla fruizione di due principali attrazioni urbane, entrambe molto legate al benessere delle persone: i luoghi culturali e le aree verdi. Con il Covid-19, i luoghi culturali – importanti attrattori di abitanti, turisti e talenti creativi – sono infatti diventati centri di aggregazione potenzialmente pericolosi in termini di salute pubblica, mettendo così a rischio il futuro di città che da anni hanno puntato su un certo tipo di offerta culturale. Tuttavia, l’uomo è un animale sociale e ha ancora bisogno di attività culturali che, oltre alla loro generale attrattiva, generano benefici per la salute mentale di individui e comunità, soprattutto in situazioni di crisi socioeconomiche come quella esacerbata dalla pandemia. Le aree verdi, dal canto loro, hanno acquisito un’importanza crescente per le persone, tanto più in un periodo di viaggi limitati e distanziamento fisico che richiede nuovi spazi per sfuggire al congestionamento urbano.

La ricerca

Utilizzando i dati per 8.324 individui della settima indagine della World Values Survey che coprono il periodo più vicino all’inizio della pandemia da Covid-19 (2017-2020) in sette diversi paesi europei (Andorra, Cipro, Germania, Grecia, Romania, Serbia e Ucraina), studiamo la relazione tra attivismo ambientale e culturale (definito come adesione ad associazioni ambientaliste o artistico-culturali) da un lato, e appartenenza politica (essere iscritti a un partito) e livelli di felicità autodichiarata, dall’altro. Confrontiamo in particolare la relazione per la popolazione locale e quella immigrata, e in aree urbane rispetto a quella in aree rurali.

In primo luogo, come si può osservare dai grafici a barre qui sotto, in media l’attivismo culturale sembra avere un’incidenza doppia rispetto all’attivismo ambientalista (media di 0,2 contro 0,1 su 0 = non membro, 1 = membro inattivo e 2 = membro attivo).

Figura 1 – Partecipazione in associazioni culturali e associazioni ambientaliste

In secondo luogo, la partecipazione ad associazioni culturali e associazioni ambientaliste è più alta per la popolazione locale che per quella immigrata in tutti i paesi, con l’eccezione di Cipro. Inoltre, le differenze tra locali e immigrati sembrano in generale più pronunciate per quanto riguarda le associazioni ambientaliste.

Figura 2 – Differenze tra popolazione locale e immigrata

In terzo luogo, troviamo che, in media, le persone, sia nelle aree urbane che in quelle rurali, sono sempre più interessate alle associazioni culturali che a quelle ambientaliste. Tuttavia, la differenza tra abitanti di zone urbane e rurali è leggermente più pronunciata per quanto riguarda le associazioni ambientaliste. Detto diversamente, le persone che vivono in città sembrano interessarsi (per lo meno in termini di adesione attiva) più ad attività artistico-culturali che ai problemi ambientali, ma il divario è più pronunciato per quanto riguarda le questioni ambientali, come sembra mostrare la più marcata adesione ad associazioni ambientaliste in città.

Figura 3 – Differenze tra popolazione urbana e rurale

Felicità e impegno politico

Passiamo quindi a esplorare la significatività statistica di tali differenze in relazione alla felicità e all’impegno politico dei singoli.

La partecipazione ad associazioni culturali sembra essere positivamente correlata a entrambe – anche dopo aver controllato per età, sesso, stato civile, numero di figli, livello di istruzione, lavoro a tempo pieno, livello di urbanizzazione del luogo di residenza e status di migrante o meno. La partecipazione ad associazioni ambientaliste, invece, è più legata all’impegno politico rispetto all’impegno in ambito culturale, ma non correlata al livello di felicità individuale.

È interessante notare, però, che la partecipazione ad associazioni culturali sembra positivamente legata al livello di felicità solo nelle aree urbane (rispetto a quelle rurali) e solo per la popolazione locale (rispetto a quella immigrata), mentre sia associazionismo culturale che ambientalista sono significativamente associati all’impegno politico in tutte le diverse aree (urbane e rurali) e per tutti i tipi di abitanti (locali e immigrati). In altre parole, e probabilmente anche per il più basso livello di partecipazione culturale delle persone nelle aree rurali e degli immigrati, è possibile che l’associazionismo culturale conti per la felicità individuale (o viceversa), ma solo per alcuni segmenti della popolazione.

Due le principali conclusioni che possiamo trarre da questa analisi. In primo luogo, associazionismo culturale e ambientalista sono elementi importanti nello studio dei comportamenti politici oltre che del benessere individuale, anche se restano da approfondire i nessi causali tra i due tipi di attivismo (cultural-ambientalista da un lato e politico dall’altro). In secondo luogo, l’impossibilità di beneficiare di arte, cultura, e, in generale, di partecipare alla vita associativa durante una pandemia potrebbe avere risvolti che interessano il benessere di intere comunità, e non soltanto di singoli individui. Mentre la ricerca fornisce una “istantanea” di comportamenti in fase pre-pandemica, in futuro sarà utile capire se e come la pandemia ha influenzato le relazioni qui analizzate.

*Tradotto dall’inglese da Massimo Taddei. La versione originale pubblicata su EconomistsTalkArt.org è disponibile qui.

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Valentina Montalto


Montalto Valentina Montalto è policy analyst presso il Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, dove sviluppa il ‘Cultural and Creative Cities Monitor’, uno strumento che permette di misurare e comparare l’ecosistema culturale e creativo di 190 città in Europa. Dal 2009 al 2016 ha lavorato come project manager a KEA, società di ricerca e consulenza per i settori culturali e creativi, dove si è occupata di politiche europee e indicatori e strategie di sviluppo locale.

, 2022-03-17 08:42:00, L’attivismo verde e culturale migliora la politica | V. Montalto e A. Tubadji  Lavoce.info,

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