Enrico Letta: «No all’unanimità finta. Pd mai subalterno al M5S»

Enrico Letta: «No all’unanimità finta. Pd mai subalterno al M5S»

La candidatura corre su Twitter. Mario Draghi a parte, che dell’assenza dei social ha fatto una sua cifra, tutto il mondo politico italiano vive nel web. Così Enrico Letta ha detto il suo sì alla candidatura alle segreteria del Pd con un tweet. Alle 12.01 l’ex premier ha accettato la guida dem.

Non ci saranno più trattative né tentennamenti. «Io ci sono», ha scritto Letta. E in un video di poco più di un minuto ha formalizzato la sua candidatura all’Assemblea del Partito democratico che si terrà domenica, ringraziando Zingaretti e annunciando che interverrà nel corso della stessa Assemblea: «Credo nel valore della parola — afferma nel video —, invito tutti a votare sulla base delle mie parole. Sapendo che non cerco l’unanimità ma la verità nei rapporti fra di noi per uscire da questa crisi».

Poi ha aggiunto: «Oggi sono qui dove lunedì scorso non avrei mai immaginato per candidarmi alla guida di quel partito che ho contribuito a fondare e che oggi vive una crisi profonda. Lo faccio per amore della politica e passione per i valori democratici».

Dietro Letta, in quel video, una carta geografica dell’Italia, guarda caso gialla. È ovvio che in quel caso il colore nulla c’entra con le chiusure a intermittenza e i colori che variano di settimana in settimana. Era una cartina geografica, come ce ne sono tante. Anzi, come ce n’erano. Ma quell’Italia in giallo, senza più patemi, allarme contagi, imprese che chiudono e Paese che arranca, è indubbiamente un messaggio, forse più importante di tante parole.

Letta è tornato dalla Francia, ma non con l’ansia di vendetta di Edmond Dantès per chi nel Pd lo ha tradito o per chi lo ha lasciato solo dopo lo strappo di Matteo Renzi: «Nessuno spirito di vendetta, perché i dem mi hanno richiamato». E ora Letta, che vuole coinvolgere il popolo dem, propone due settimane di dibattito nei circoli.

Dove, dopo questo anno complicato e mal vissuto dal Pd, ognuno potrà dire la sua senza bisogno che ci sia un congresso che assomiglia a un’ordalia. «Io non voglio vivacchiare, voglio imprimere una svolta al partito — spiega in serata a Propaganda Live su La7 —. Non mi interessa l’unanimità finta, quella per cui alla prima difficoltà ognuno se ne va per conto suo».

Mezz’ora prima del tweet in cui annunciava la sua discesa in campo, Letta aveva postato un selfie dal Ghetto di Roma, scrivendo: «Stamani. Prima di decidere. Al Ghetto di Roma, ricordando le parole di Liliana Segre “non siate indifferenti”».

 

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