Covid, Draghi studia i tempi delle riaperture

Draghi studia i tempi delle riaperture

Prima vanno vaccinati tutti gli over settanta

L’obiettivo principale del Premier è quello di mettere in sicurezza il Paese, è questo significa anzitutto porre al riparo dal Covid nelle prossime settimane l’intera popolazione italiana over 70.

A quel punto, se i dati lo permetteranno, si studierà come programmare la ripresa, con l’obiettivo dichiarato di allargare le aperture scolastiche anche agli istituti superiori: Draghi vuole infatti consentire a tutti gli alunni di concludere l’anno tra i banchi e non davanti a un computer. Sa che incontrerà forti resistenze, ma ritiene doveroso procedere perché è doloroso vedere le condizioni in cui versano da oltre un anno le giovani generazioni.

Come ha spiegato ai ministri, quando emerge un problema si affronta, ma quando è possibile si anticipano i tempi e non si inseguono gli eventi. Progettare la riapertura delle scuole è fondamentale secondo il presidente del Consiglio, tanto quanto alleviare la sofferenza di quei pezzi del Paese messi in difficoltà dalla pandemia: le partite Iva, per esempio, andranno sostenute con altri ristori. Si farà il necessario, insomma, in attesa di tornare a vedere la luce. Per riuscirci nel modo più spedito sarà determinante il successo della campagna vaccinale, e non c’è dubbio che la fase iniziale sia quella decisiva. E la più complicata. Ogni giorno giungono a Draghi da quel fronte buone e cattive notizie, spesso sono problemi che non dipendono dall’azione del governo ma a cui il governo deve trovare soluzione. Saranno due mesi di fuoco. Poi arriveranno altri vaccini e a quel punto finirà il tratto più duro della salita. Intanto si vive sospesi sull’alito del drago, in attesa di verificare che la spedizione settimanale di siero non abbia subito intoppi, e in attesa che qualcuno risponda al telefono dall’altra sponda dell’Atlantico.

Sono queste le priorità del premier, non la gestione del traffico all’incrocio dei conflitti politici. Certo, è legittimo che ogni leader curi l’interesse del proprio partito, ma è altrettanto evidente che Draghi non ha queste incombenze perché non ha obiettivi di parte. È una condizione che risalta durante le riunioni del governo, dove si nota la differenza di approccio ai problemi. E dove capita che emergano delle «frizioni», come le ha definite un ministro tecnico e perciò non allineato. Raccontano che più volte il premier abbia provato a rompere questo schema, spiegando in Consiglio che le sue scelte non dipendono dagli equilibri nella maggioranza: se un’idea è suggerita dall’esponente di un partito — è il suo ragionamento — non la si deve giudicare per il colore di provenienza. Se si respinge è perché non viene ritenuta soddisfacente. Se la si assume è perché è valutata positivamente, magari perché nessun altro ci aveva pensato prima. In alcune componenti dell’esecutivo intuisce però che non c’è stato un cambio di paradigma e intravvede una sorta di resistenza passiva.

Il tempo però Draghi intende usarlo per realizzare gli obiettivi di governo: l’emergenza pandemica e il piano di rilancio europeo, che non gli riserverà problemi visto che ritiene di averlo affidato in buone mani. Del Recovery plan si occuperà la prossima settimana per illustrarlo ai presidenti delle Regioni. Con loro l’approccio iniziale è stato piuttosto ruvido, ed è servito al premier per smontare la tesi in base alla quale lo Stato burocratico si contrapponeva al localismo virtuoso. Dopo il chiarimento i rapporti sono più distesi. In fondo c’è bisogno del concorso di tutti per vincere una scommessa che riguarda tutto il Paese.

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