Corriere.it scuola – Narrare, il racconto essenziale per conoscerci e capire Paolo Fallai

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Ci arriva dal latino “gnarus”, che indicava il conoscitore, l’esperto. Come la libertà ci aiuta a combattere l’ignoranza

Certe parole le amiamo tutta la vita, altre improvvisamente ci stanno antipatiche e non le sopportiamo più. Proprio come certe persone o certi luoghi che ci sembravano così interessanti e d’ un tratto ne vediamo solo i difetti. Le parole ci accompagnano da quando smettiamo di lallare e cominciamo ad articolare termini che all’inizio sono solo nostri fino a quando diventano comuni a chi ci sta vicino e indispensabili. Quelli che ci permettono di comunicare con chi condivide con noi quel linguaggio, di ascoltare le sue parole, di leggerle, di presentarci e raccontarci.

Quell’ingorgo inevitabile. Narrazione è una parola che non possiamo proprio evitare, fa parte del nostro comunicare, perfino troppo visto quanto è usata a proposito e no. Uno dei più importanti giornalisti del Corriere della Sera, Paolo Di Stefano, ha descritto con un filo di amarezza questo nostro vivere “nel mare di turgide narrazioni politiche, narrazioni sociali, narrazioni ambientali, narrazioni giudiziarie, narrazioni di genere. Dove già la parola, «narrazione», ha un che di sfibrante e malinconico”. Un ingorgo inevitabile di parole.

Dalla notte profonda. Narrare ci arriva dal latino gnarus, che indicava il conoscitore, l’esperto. La radice la troviamo nel greco gnosis, conoscenza. Ma ci sono dizionari etimologici come il Pianigiani che arrivano a scomodare un antico verbo gnarigàre che vive sempre nell’ambito del conoscere ma è associato a quel -igare che riporta ad agere e indica una azione. Quindi non solo conoscere ma far conoscere e di conseguenza rendere noto. Per noi diventa un concetto chiarissimo quando lo giriamo in negativo se gnarus è il conoscitore, con un prefisso negativo -in diventa il nostro ignaro, colui che non conosce e il nostro ignorante che qualifica chi trascura la conoscenza e quindi non conosce quello dovrebbe. In questo caso abbiamo due estremi: l’uso di ignorante come sinonimo di sgarbato, maleducato, arrogante (d’altronde se conoscesse le buone maniere non si comporterebbe così) e l’ignoranza non ammessa come giustificazione che nasce come locuzione latina Ignorantia legis non excusat nel diritto romano. È dovere del cittadino conoscere le leggi che regolano la convivenza. Ma se questo sia giusto e se esistano circostanze esimenti (l’analfabetismo, la lingua, la condizione, la buona fede) si discute da secoli.

Un mondo che si rivela. Se andiamo a cercare sui di

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Narrare, il racconto essenziale per conoscerci e capire
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Ci arriva dal latino “gnarus”, che indicava il conoscitore, l’esperto. Come la libertà ci aiuta a combattere l’ignoranza

Certe parole le amiamo tutta la vita, altre improvvisamente ci stanno antipatiche e non le sopportiamo più. Proprio come certe persone o certi luoghi che ci sembravano così interessanti e d’ un tratto ne vediamo solo i difetti. Le parole ci accompagnano da quando smettiamo di lallare e cominciamo ad articolare termini che all’inizio sono solo nostri fino a quando diventano comuni a chi ci sta vicino e indispensabili. Quelli che ci permettono di comunicare con chi condivide con noi quel linguaggio, di ascoltare le sue parole, di leggerle, di presentarci e raccontarci.

Quell’ingorgo inevitabile. Narrazione è una parola che non possiamo proprio evitare, fa parte del nostro comunicare, perfino troppo visto quanto è usata a proposito e no. Uno dei più importanti giornalisti del Corriere della Sera, Paolo Di Stefano, ha descritto con un filo di amarezza questo nostro vivere “nel mare di turgide narrazioni politiche, narrazioni sociali, narrazioni ambientali, narrazioni giudiziarie, narrazioni di genere. Dove già la parola, «narrazione», ha un che di sfibrante e malinconico”. Un ingorgo inevitabile di parole.

Dalla notte profonda. Narrare ci arriva dal latino gnarus, che indicava il conoscitore, l’esperto. La radice la troviamo nel greco gnosis, conoscenza. Ma ci sono dizionari etimologici come il Pianigiani che arrivano a scomodare un antico verbo gnarigàre che vive sempre nell’ambito del conoscere ma è associato a quel -igare che riporta ad agere e indica una azione. Quindi non solo conoscere ma far conoscere e di conseguenza rendere noto. Per noi diventa un concetto chiarissimo quando lo giriamo in negativo se gnarus è il conoscitore, con un prefisso negativo -in diventa il nostro ignaro, colui che non conosce e il nostro ignorante che qualifica chi trascura la conoscenza e quindi non conosce quello dovrebbe. In questo caso abbiamo due estremi: l’uso di ignorante come sinonimo di sgarbato, maleducato, arrogante (d’altronde se conoscesse le buone maniere non si comporterebbe così) e l’ignoranza non ammessa come giustificazione che nasce come locuzione latina Ignorantia legis non excusat nel diritto romano. È dovere del cittadino conoscere le leggi che regolano la convivenza. Ma se questo sia giusto e se esistano circostanze esimenti (l’analfabetismo, la lingua, la condizione, la buona fede) si discute da secoli.

Un mondo che si rivela. Se andiamo a cercare sui di

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