Novembre 29, 2023

Affitti brevi, due notti di soggiorno minimo e obbligo di partita Iva: cosa cambia per chi offre casa

turismo

di Alessia Conzonato

Affitti brevi, due notti di soggiorno minimo e obbligo di partita Iva: cosa cambia per chi offre casa

Sugli affitti brevi il governo cambia passo: non sarà un disegno di legge a contenere le novità normative sulla locazione di case private ai turisti, ma la nuova disciplina dovrebbe essere adottata grazie a un decreto legge. Nel corso della serata di giovedì 21 settembre è circolato lo schema provvisorio del provvedimento che contiene le disposizioni più urgenti da applicare per regolamentare il mercato degli affitti brevi: un settore che continua a crescere d’importanza e alimenta la concorrenza con gli alberghi (nell’ambito del turismo) e con gli affitti a lungo termine sul mercato immobiliare. Secondo le indiscrezioni, il testo potrebbe essere discusso già durante il Consiglio dei ministri di lunedì 25 settembre. La bozza, per il momento, conferma le due principali misure di cui si è già discusso durante l’estate: il pernottamento minimo di due notti e il Codice identificativo nazionale (Cin).

Soggiorno minimo di due notti

L’ultima versione del testo chiarisce: «Il contratto di locazione per finalità turistiche avente ad oggetto uno o più immobili ad uso abitativo, nei comuni capoluoghi delle città metropolitane, non può avere una durata inferiore a due notti consecutive, fatta eccezione per l’ipotesi in cui la parte conduttrice sia costituita da un nucleo familiare con almeno tre figli». Questa è una misura pensata dal ministero per favorire il settore alberghiero, che denunciava una concorrenza “sleale”, in particolare dal servizio offerto dalle piattaforme online, come Airbnb e Booking.com. Per i soggiorni di una notte, quindi, l’unica soluzione possibile sarà ricorrere a una struttura ricettiva tradizionale. Saltata in un primo momento, ora è nuovamente concessa la deroga ai nuclei familiari numerosi composti da almeno un genitore e tre figli. Il limite di appartamenti che lo stesso proprietario può destinare alla locazione breve (per cui si intende un periodo tra una e 30 notti) si attesta – per il momento, sempre in attesa di ulteriori modifiche al ddl – a due. Ciò significa che a partire da tre immobili la locazione viene ritenuta un’attività economica e, quindi, il proprietario dovrà aprire una partita Iva.

Come sarà assegnato il Cin

È confermato anche il Cin, Codice identificativo nazionale. «Al fine di assicurare la tutela della concorrenza, della sicurezza del territorio e per contrastare forme irregolari di ospitalità — si legge nella bozza —, il ministero del Turismo assegna, tramite apposita procedura automatizzata, un codice identificativo nazionale – Cin a ogni unità immobiliare a uso abitativo oggetto di locazione per finalità turistiche, previa presentazione in via telematica di un’istanza da parte del locatore, ancorché già munito di un codice identificativo regionale – Cir rilasciato dalla regione competente». Il codice viene collegato all’immobile in locazione ad uso abitativo per finalità turistiche, senza specificare se può essere chiesto dal proprietario o da un gestore, così da lasciare libertà di scelta. Può essere assegnato direttamente dalle regioni, mentre i comuni avranno il compito di controllare che sia ben segnalato dagli host in ogni canale di promozione, dalle piattaforme social fino alla stessa porta di ingresso all’appartamento (e anche dell’edificio). Inoltre, acconsentendo alle richieste di Federalberghi, la bozza prevede che le case siano sottoposte alla stessa disciplina degli hotel: dovranno essere dotate di dispositivi per la rilevazione del monossido di carbonio e rispettare i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza degli impianti.

Le critiche delle associazioni

Il provvedimento ha suscitato critiche fin da quando è stato annunciato e si sono riaccese con la novità del decreto legge. Le associazioni del mondo immobiliare e turistico (Abbav, Aigab, Breve, Confassociazioni real estate, Confedilizia, Fare, Fiaip, Host+host, Host Italia, Myguestfriend, Ospitami, Prolocatur, Property managers Italia, Rescasa Lombardia) bocciano l’ultima versione del testo e hanno trasmesso al ministero del Turismo le loro osservazioni, ritenendolo «sia palesemente mirato, senza alcuna ragionevole motivazione (la finalità indicata al comma 1 dell’articolo 1 non spiega alcunché), a contrastare la locazione delle abitazioni private. Ciò, attraverso l’introduzione di un numero ingiustificato di divieti, limitazioni, requisiti e obblighi, alcuni dei quali di impossibile applicazione». Affermano, inoltre, «che si tratti di un testo fortemente lesivo del diritto di proprietà, profondamente illiberale e in molte sue parti contrario ai principi costituzionali».

Dl pronto in alcuni giorni

Il deputato di Fratelli d’Italia, Gianluca Caramanna, responsabile nazionale del dipartimento Turismo del partito ha risposto alle critiche, annunciando che il decreto legge sarà pronto in pochi giorni. «Non è vero che il decreto legge sugli affitti breve è saltato — ha detto —. Da quel che mi risulta, il testo sarà pronto a giorni. Si tratta di un decreto molto importante per la regolamentazione di un settore che in questi anni ha vissuto nel più completo far west. Apprezziamo, inoltre, che non sia un decreto che va a limitare il settore, come invece accade in altre città del mondo, ma pone regole a tutela dei proprietari e dei turisti che potranno godere di un appartamento a norma, dotato di tutti i requisiti previsti dalla legge. Il provvedimento, rivolto alle 12 città metropolitane, aiuterà a contrastare l’abusivismo attraverso il codice identificativo nazionale. Grazie a Fratelli d’Italia, finalmente turisti e operatori del settore potranno essere tutelati con adeguate garanzie. Continua il nostro incessante lavoro per rilanciare un comparto essenziale per l’economia del Paese quale è il turismo».

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