Settembre 21, 2023

Salario minimo, il Tar boccia l’Ispettorato del Lavoro: non può decidere, contano i contratti

Contratti

di Diana Cavalcoli

Salario minimo, il Tar boccia l’Ispettorato del Lavoro: non può decidere

L’applicazione del Ccnl Multiservizi a portieri e sorveglianti (seppur migliorativo in termini di retribuzione) non è legittima. Questa la decisione del Tar della Lombardia che con una sentenza ha annullato i provvedimenti dell’Ispettorato del Lavoro di Como-Lecco nei confronti della Cooperativa Servizi Fiduciari. All’impresa collettiva era infatti stato imposto di sopperire alle differenze retributive rideterminate secondo le tabelle del Ccnl Multiservizi che veniva sostituito a quello per i dipendenti di Istituti e Imprese di Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, giudicato inadeguato dagli ispettori.

Secondo i giudici, il provvedimento dell’Ispettorato del Lavoro imponeva alla cooperativa «secondo parametri del tutto arbitrari e non sussistenti nella realtà, un Contratto collettivo che sarebbe idoneo a garantire a tutti i suoi soci-lavoratori il diritto costituzionale a una pretesa retribuzione “proporzionata e sufficiente”». Una decisione che scavalcava il sistema della contrattazione collettiva (qui i contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil sotto i 9 euro lordi all’ora) e che avrebbe portato la cooperativa a pagare oltre 103 milioni di euro per adeguare le retribuzioni. I giudici amministrativi nel testo della sentenza sottolineano inoltre come i due Ccnl facciano riferimento ad ambiti diversi. Istituti e Imprese di Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari è del 2013 e interessa guardie non armate, portierato, custodi, receptionist mentre il Multiservizi si riferisce alle imprese che operano anche nel settore della pulizia, della logistica e dei servizi integrati di global service.

Spiega il professore e giuslavorista Pietro Ichino. «La sentenza del Tar Lombardia ha il merito di riaffermare che il contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali e imprenditoriali maggiormente rappresentative costituisce il solo parametro cui l’ispettore o il giudice oggi possono fare riferimento per la determinazione della “giusta retribuzione” del lavoro». Il tema del salario minimo non può infatti essere affidato alle singole sentenze o ai provvedimenti. « È un tema politico. È auspicabile — sottolinea Ichino — che il legislatore intervenga su questa materia, stabilendo uno standard retributivo minimo universale; ma, in attesa di questo intervento legislativo, non può essere l’ispettore o il giudice a stabilire caso per caso lo standard minimo, correggendo i minimi previsti dalla contrattazione collettiva».

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