Maggio 28, 2023

General Finance, le fatture sono un affare di famiglia. E i Gianolli superano i 2 miliardi di turnover

General Finance, le fatture sono un affare di famiglia. E i Gianolli superano i 2 miliardi di turnover

Ci sono molte variabili che determinano le fortune e i crolli di un’azienda, in ogni settore. Tra queste una veniva illustrata, molti anni fa, già sui banchi degli istituti tecnici per ragionieri: si fallisce sempre per cassa, anche nell’era entrante dell’intelligenza artificiale.

C’è probabilmente anche questa considerazione alla base del successo imprenditoriale di General Finance, che ha fatto del mantenere in vita aziende in difficoltà la base del proprio successo. La formula è nota: factoring, ovvero cessione a terzi dei propri crediti, delle proprie fatture ancora non incassate. Ad un prezzo inferiore al nominale, è ovvio, ma in cambio di denaro sonante, cash, quello che serve, appunto, per evitare i fallimenti. General Finance è con Bff e Banca Sistema una delle tre aziende italiane che hanno costruito la propria fortuna sul factoring e che sono oggi quotate in Borsa. Ci sono anche Banca Ifis ed Illimity che vedono generare parte importante dei loro ricavi dal factoring (la legge base del settore è la 52 del 1991) , ma questa è una vicenda particolare.

Il triangolo
Il grattacielo dove è ospitata la sede di General Finance sull’arco nord-ovest delle tangenziali di Milano
Il grattacielo dove è ospitata la sede di General Finance sull’arco nord-ovest delle tangenziali di Milano

«La nostra è una storia di famiglia, divisa tra Biella, Verona e Milano — spiega Massimo Gianolli, 57 anni, amministratore delegato di General Finance —. Inizia nel 1982, quando papà Armando (nella foto di apertura con Massimo, nda) entra in società con alcuni soci biellesi e fonda Prestoleasing, che si occupa di credito al consumo». Armando Gianolli, oggi 97 anni, all’epoca lavorava per le Assicurazioni Generali: iniziò subito dopo la guerra, nel 1945 e nella compagnia del Leone rimase per 43 anni, con incarichi via via crescenti. A Biella, «dove c’era un tessuto industriale spaventosamente dinamico», viene mandato proprio dalle Generali, con l’incarico di ispettore. Lavora così bene che al momento di andarsene, nel 1988, sigla un gentlement agreement con il Leone, che non si oppone alla registrazione del marchio General Finance, nonostante utilizzi caratteri molto simili a quello della compagnia, purché sia utilizzato in attività non connesse al mondo assicurativo. Così oggi, se passate sull’arco delle tangenziali a nord-ovest di Milano, non potete non riconoscere la somiglianza dei caratteri del logo della compagnia di Trieste con la scritta su sfondo verde che sovrasta il grattacielo dove c’è la sede di General Finance.

Armando ha due figli, oltre a Massimo c’è Riccardo, arrivato otto anni prima e quando esce da Generali investe tutta la sua liquidazione in Prestoleasing. «Ricordo ancora la nostra prima dipendente, Luisa, impiegata part-time, come ricordo la prima cessione del credito — dice Massimo — era il 1988, il cedente era un autotrasportatore. Oggi nel nostro database ci sono 1,5 milioni di scadenze, oltre 2 miliardi di euro di turnover e 35 anni di storia».

Il salto in avanti

General Finance, come marchio, appare nel 1991, quale evoluzione di Prestoleasing. «Abbiamo sempre cercato di guardarci attorno, di capire dove stava andando il mercato — spiega Massimo Gianolli —. Siamo stati vicini alle imprese del territorio: penso alle Lane Zegna Baruffa di Borgosesia, che era la prima filatura al mondo o al Lanificio Luigi Botto. Nel 2006 accompagniamo il Lanificio a sfruttare i benefici della legge Prodi-bis, con cui facciamo un salto in avanti, sviluppiamo il nuovo business e iniziamo a diventare quello che siamo oggi». Ovvero un gruppo con 65 dipendenti, 220 aziende cedenti e circa 20 mila clienti ceduti, nuove professionalità e una finestra aperta sul futuro.

La quotazione in Borsa merita qualche riga a parte: General Finance arriva all’Aim al terzo tentativo. Il primo rinvio è del 2016, a febbraio, quando gli effetti della crisi del 2015 dimezzano il business. Il secondo è della primavera 2020: c’era il Covid. Un anno fa arriva l’invasione russa dell’Ucraina, ma si decide per uno slittamento in avanti di qualche mese e il 29 giugno del 2022 ecco lo sbarco a Piazza Affari. «Non ci piace lasciar perdere, anche se il nostro è un titolo sottile, illiquido, che si muove poco. Ma ho fatto l’Ipo senza vendere una sola azione e chi ha comperato non si separa volentieri dai nostri titoli. Nessuno vende», dice Gianolli.

Se tutto nasce a Biella e arriva a Milano, resta da esplorare il terzo vertice del triangolo: Verona. «Papà, classe 1925, venne tenuto a balia nel Veronese, ad Erbin di Grezzana — racconta Gianolli —. Fino a sette anni rimase lì, prima di tornare a Milano. Si affezionò molto a quei luoghi, così appena poté comperò quel pezzo di terra. Era il 1970. Ogni volta che abbiamo potuto abbiamo aggiunto una zolla. A me la terra piace molto, iniziai anche a studiare Agraria a Padova, poi però papà mi chiamò a Biella a seguire Prestoleasing. Ma con il tempo e con l’aiuto di mio fratello Riccardo, che da sempre è direttore commerciale di General Finance e di nostra mamma, Anna Maria, abbiamo costruito una nuova realtà, La collina dei ciliegi, che ci sta dando grandi soddisfazioni nel mondo del vino». Declinando corvina e rondinella, Gianolli produce Amarone, Recioto e Ripasso. «Sposatissimo» con Elisabetta e padre di Edoardo, tra una fattura ceduta e un graspo de ùa persegue il suo personalissimo obiettivo: «continuare a essere felice». Il primo bilancio da quotato del gruppo, comunicato venerdì, glielo consente: 2.009 milioni di turnover e un utile netto adjusted di 12,1 milioni di euro.

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