Dicembre 6, 2022

Redi Hasa: «I miei Nirvana rifatti al violoncello, erano la mia speranza dopo la dittatura in Albania»

di Barbara Visentin

Il violoncellista di Tirana questa sera in concerto a Milano nell’ambito del Festival Linecheck

Una storia da raccontare con il violoncello che però parla di musica grunge: chiuso in un bunker di Tirana riadattato a sala prove, mentre l’Albania usciva dal periodo buio della dittatura, Redi Hasa suonava le canzoni dei Nirvana con gli amici. La band di Kurt Cobain è stata fondamentale per il violoncellista albanese, classe 1977, tanto che ha deciso di ringraziarli idealmente con il suo nuovo disco, «My Nirvana», in cui riarrangia e reinterpreta nove loro brani al violoncello. «I Nirvana mi hanno aiutato moltissimo negli anni 90, sono arrivati come un’onda nel mare di informazione musicale, politica e sociale fino ad allora bloccato dal regime — racconta —. Era un momento molto importante, della mia vita e del Paese. Tutto stava cambiando, con una transizione allucinante in cui l’economia non ingranava e noi ragazzini non vedevamo speranze. La musica era l’unica speranza».

Hasa in quel periodo studiava musica classica al conservatorio, ma chiuso nel bunker con gli amici sognava una chitarra rock: «Ero molto affascinato da Kurt, dal suo modo di vomitare il malessere nei brani. E quello è diventato anche il nostro malessere, contro i pregiudizi che vedevamo sia dentro che fuori l’Albania». Hasa è poi arrivato in Italia nel 1998, vincendo una borsa di studio al Conservatorio di Lecce. Il suo percorso musicale è continuato su due binari paralleli: «Mi piace la musica a 360 gradi, da piccolo suonavo il violoncello come una chitarra elettrica o un basso». In Puglia ha suonato per cinque anni alla Notte della Taranta e ha conosciuto Ludovico Einaudi, con cui collabora da una decina d’anni, accompagnandolo in tour. Sul fronte del rock, ha suonato il violoncello in tre brani di una star come Robert Plant.

La sua storia è raccontata anche nel documentario «Parlate a bassa voce» della regista Esmeralda Calabria che sarà presentato fuori concorso al Festival del cinema di Torino: «Il titolo è la frase che stava scritta fuori dal nostro bunker delle prove, dato che le paranoie della dittatura immaginavano che il “nemico” ci ascoltasse — ricorda —. Noi in casa invece tenevamo il volume della tv basso perché come tante famiglie avevamo un’antenna costruita da mio padre con cui guardavamo Rai1, Sanremo e Mike Bongiorno. Se ti beccavano erano guai grossi».

Rasa è ora impegnato in un tour europeo (stasera, giovedì 24 novembre è a Milano al festival Linecheck,a partire dalle 17.45 presso La Capsula), anche con i «suoi» Nirvana. Tra «Love Buzz» e «Polly», precisa di non aver voluto fare delle semplici cover: «Per me loro sono intoccabili e penso che imitarli sia uno sbaglio. Quindi ho stravolto gli arrangiamenti e al posto dell’urlo di Kurt c’è il silenzio del violoncello, magari può essere un urlo ancora più forte».

24 novembre 2022 (modifica il 24 novembre 2022 | 11:05)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

, 2022-11-24 10:05:00, Il violoncellista di Tirana questa sera in concerto a Milano nell’ambito del Festival Linecheck, Photo Credit: , Barbara Visentin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *