Dicembre 8, 2022

Pnrr, Bernini: assegnati 6,09 miliardi per avvicinare ricerca e impresa

3′ di lettura

«Sugli 11,73 miliardi del Pnrr Università e Ricerca sono stati già assegnati 7,09 miliardi, di cui 6,09 per rafforzare il legame ricerca e impresa – spiega la neo ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, in questo colloquio con il Sole 24 Ore dopo la presentazione delle linee programmatiche del ministero in Parlamento -. Stiamo disegnando un nuovo ecosistema dell’innovazione e della formazione: finanziamo 14 grandi programmi di ricerca, per lo più di base, su tematiche cruciali, quali l’energia del futuro, la cybersicurezza, l’invecchiamento, con partner privati; cinque centri nazionali di ricerca applicata. E poi filiere per attività di incubazione d’impresa, 33 infrastrutture di ricerca che stanno portando investimenti, in particolare in laboratori e servizi digitali, 24 infrastrutture dell’innovazione, caratterizzate da solide partnership pubblico-private. Insomma muoviamo una massa critica di oltre 350 soggetti, di cui oltre 200 imprese di varie dimensioni, dalla start-up innovativa alla grande azienda nazionale e multinazionale».

Entro dicembre i primi trasferimenti

Le sfide sono tante e la ministra Bernini è subito concreta. «I primi trasferimenti saranno effettuati entro dicembre. I prossimi passi sono la valutazione e il monitoraggio – ha aggiunto -. Forti anche dei miglioramenti della ricerca italiana: il time to grant, dalla pubblicazione del bando alla concessione dell’agevolazione, è stato in media di 6 mesi, inferiore a quello della commissione Ue per i progetti Horizon (8 mesi)».

Entro l’anno tre scadenze

Il 2023, oltre a essere l’anno europeo delle competenze, dovrà rappresentare il decollo di tutto il Pnrr Università e Ricerca, dopo il lavoro di avvio operato da Maria Cristina Messa: «A oggi il Mur – ha proseguito Bernini – ha raggiunto gli obiettivi 2022 -. Entro l’anno sono previste tre ulteriori scadenze. Le prime due riguardano gli alloggi, normativa primaria e nuovi posti, e sono praticamente fatte. Si sta chiudendo il primo bando per 7.500 posti, e a breve partirà una ulteriore iniziativa per altri 52.500 posti. L’obiettivo Pnrr è ambizioso: passare dagli attuali 40mila posti letto a oltre 100mila nel 2026. La terza scadenza 2022 è sui ricercatori. Entro il 2026 vogliamo sostenere le attività di ricerca di circa 2.100 giovani ricercatori, e i primi 700 posti sono stati messi già a bando (il target di dicembre è almeno 300 assegni di ricerca per progetti presentati da giovani ricercatori, ndr). Prevediamo anche di finanziare con 1,355 miliardi 180 dipartimenti d’eccellenza delle università statali e non statali per i prossimi 5 anni».

Il nuovo ecosistema della ricerca

Il nuovo ecosistema della ricerca potrà contare sul Fondo italiano per la scienza (a chiusura del primo bando sono arrivate oltre 1.900 proposte per una dote di 50 milioni – i progetti selezionati riceveranno un contributo medio di circa 1-1,5 milioni – dal 2024 i finanziamenti saranno di 250 milioni l’anno); e il Fondo italiano per le scienze applicate per spingere la ricerca industriale: quest’anno ci sono 50 milioni che cresceranno fino a 250 milioni dal 2025. Per Bernini l’investimento in capitale umano è la sfida, «e sarà la mia ossessione». L’Italia ha una quota del 23,8% di giovani con un titolo di studio terziario, la media Ue è del 41,2% (Eurostat). E il mismatch ha raggiunto, in ottobre, il 46,5% (Anpal-Unioncamere). «Sono numeri da cambiare, e in fretta – ha sottolineato la neo ministra -. È partito il piano di orientamento nel passaggio scuola-università con l’erogazione di corsi a beneficio di un milione di studenti per i prossimi 4 anni. Sono in tutto 250 milioni, sono stati distribuiti i primi 50. Per quanto riguarda poi le borse di studio, per il 2022 e il 2023 sono finanziate con 250 milioni l’anno. Con la legge di Bilancio 2023, appena varata, ci sono altri 150 milioni dal 2024».

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Spinta sui dottorati

Il Pnrr, nella visione della Bernini, «è stata una scintilla, adesso dobbiamo alimentarla. Spingeremo sui dottorati di ricerca, che da noi sono una realtà ancora di nicchia (ma hanno tassi d’occupazione al 90,9%, ndr). Con il Pnrr finanziamo fino a 22.700 dottorati, 500 dedicati alle transizioni digitali e ambientali, nel 2022-2025, 7.200 dedicati a ricerca applicata, innovazione nella Pa, e valorizzazione del patrimonio culturale, e 15mila percorsi di dottorato innovativi che rispondono ai bisogni delle imprese, e cofinanziati al 50%. A oggi sono stati attivati bandi per potenziali 7.500 dottorati, e il 61,41%, vale a dire 4.606, con borsa».

, 2022-11-24 12:39:00, Tra centri nazionali e hub coinvolti 350 soggetti, di cui oltre 200 sono aziende, di Claudio Tucci

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