Novembre 29, 2022

The Menu Recensione: Anya Taylor-Joy in un thriller dalla doppia anima

Ratatouille ci ha insegnato che la cucina è una cosa seria. Ma perché proprio il cartone animato del 2007? Perché non qualsiasi altro film che lega il tema cibo alle persone uscito prima o dopo l’opera Pixar di Brad Bird e Jan Pinkava? Perché Ratatouille ha unito insieme le aspettative di un mestiere che molto spesso va a braccetto con la passione, ma che non sempre viene gradito e giudicato adeguatamente tanto per l’impegno messo, quanto per l’effettiva qualità.

La pellicola animata ci ha dunque insegnato che molto spesso nell’arte, di chi la fa e chi la riceve, si insinuano dei meccanismi di osservazione e potere in cui uno dei due è portato nel tempo a prevaricare, non gioendo più solamente per la congiunzione di spiriti affini che si ritrovano attorno all’arte stessa, ma con l’intenzione comune di distruggerla. Sarà forse per questo che The Menu, tra i film al cinema di novembre 2022, riprende così bene in mano l’argomento, declinandolo nella più sottile e sopraffina delle analisi, la quale punta fin dall’inizio solo e semplicemente all’intrattenimento – recuperate il trailer ufficiale di The Menu.

The Menu: c’è chi dà e chi toglie

È la collisione della spinta critica (verso i critici) e dello stimolo dei consumatori (del pubblico) che The Menu cerca di equilibrare una sinfonia di ingredienti e sapori, che deve saper calibrare benissimo.

Cosa che l’opera di Mark Mylod riesce a fare, sostenuta dalla sceneggiatura di Seth Reiss e Will Tracy, ma ancor più dalla produzione di un Adam McKay che ha deciso di minare l’industria del cinema e delle serie tv dall’interno, distruggendone le fondamenta su cui innalzare il proprio impero. L’acidità delle sue opere si riflette infatti in ogni portata che la pellicola serve con maestria ad un sorpreso e infastidito spettatore. Un pubblico che, nello sciorinarsi del film, assumerà sempre più il posto a sedere di quei partecipanti ad una delle cene più esclusive che la cinematografia ha offerto nel contemporaneo, diventandone parte, immedesimandosi nelle sensazioni dei personaggi nonché nella loro rabbia, nel delirio e nella confusione. Stato di iniziale incomprensione che The Menu suscita stuzzicando il palato, ma dando presto il presentimento che a venir riempiti durante la visione non saranno solamente gli stomaci dei commensali, ma anche le loro teste brutalmente interpellate.

Nella critica dell’opera alla perdita di gusto nell’assaporare un piatto delizioso, nel godersi la gioia di un antipasto servito con amore o di un dessert curato con dolcezza, la trama della pellicola si stratifica sempre di più per dimostrare come qualsiasi ambito, che sia cinematografico o gastronomico, sia diventato nel tempo solamente un campo di battaglia su cui chi genera e chi consuma è portato a scontrarsi. Nessun più abbracciare insieme il piacere di aver dato (in questo caso una buona cena) e aver tolto (chi, invece, ha mangiato), bensì solamente un fronteggiarsi per sfidare sempre di più chi si ritrova la portata davanti e volendola a propria volta scaraventare per terra come se fosse stato servito il più abominevole dei piatti.

Un cheeseburger a portar via

È per questo che lo chef Julian Slowik di Ralph Fiennes chiede alla Margot di Anya Taylor-Joy “Sei una di loro o una di noi”. Sei una persona che vuole offrire o una che vuole semplicemente sottrarre e sbranare, sei chi ha messo il cuore e l’anima in quello che ha donato o chi ha restituito solamente supponenza e arroganza.

Nella più attenta e acuta osservazione della posizione dell’artefice e del cliente, The Menu usa la cucina come bacino per qualsiasi tipo di arte e nell’arco di una cena ne vede tutti gli spettri della realizzazione e della ricezione: l’entusiasmo dell’inizio, l’impegno messo, il successo arrivato. Il subentrare della pressione, l’ansia di non essere abbastanza, il dover raggiungere e mantenere alti gli standard, perdendo gradualmente la voglia di prodigarsi e procedere. Non mancando di aggiungere come spezie anche gli amatori-amatoriali che credono di saperne di più. In The Menu c’è tutta la frustrazione delle passioni portate all’estremo, quando a divertirsi ormai non è rimasto più nessuno. Ponendosi come un cheeseburger e volendo quindi nascondere dietro ai suoi più reconditi significati anche (o solo?) il desiderio di intrattenere e mandare a casa lo spettatore con la pancia piena, a permettere di poter digerire bene il film di Mark Mylod è lo stomaco del pubblico stesso.

Il quale deve capire, fiancheggiare e anche biasimare un po’ l’irruenza di una pellicola che, in fondo, vuole solo divertire e intrigare, e che per farlo cade (volontariamente) nella convinzione di doversi edificare con più simbolismi e metafore possibili. Un cheeseburger da portare a casa per continuare a saziarsi e rimanere soddisfatti. Magari non essendo riusciti a riconciliarsi con chi l’arte la fa e chi la deve vivere e/o giudicare, ma sperando di aver regalato alla fine una dignitosa serata.

, 2022-11-22 13:08:00, Anya Taylor-Joy e Ralph Fiennes sono i protagonisti di un film che vuole intrattenere; una critica su chi crea l’arte e chi la fruisce., Photo Credit: , Martina Barone

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