Dicembre 9, 2022

Restrizioni per il Covid: ad iPhone-city scoppia la rivolta

di Guido Santevecchi

A Zhengzhou scontri tra gli operai e i vigilanti sanitari della fabbrica dove si producono gli smartphone della Apple che è stata sigillata dopo alcuni casi di Covid-19

Sono 48 le città della Cina sottoposte a lockdown o restrizioni nei movimenti della gente nel tentativo di spegnere i focolai di Covid-19. Nella rete della cosiddetta «Tolleranza Zero» per i contagi è stata sigillata anche «iPhone City», la mega-fabbrica degli smartphone Apple a Zhengzhou nella provincia centrale dello Henan, che ha una sua popolazione di 200 mila lavoratori.

La notte scorsa sono scoppiati scontri tra gli operai e vigilanti sanitari in tuta bianca ai quali sono stati poi affiancati nuclei di polizia in tenuta anti-sommossa. Sul web circolano video di un corteo uscito dai dormitori della fabbrica al grido «Difendiamo i nostri diritti», poi tafferugli, si sentono grida: «Eccoli che caricano», «Attenti, lanciano i lacrimogeni». I disordini sono continuati anche al mattino. Secondo le informazioni raccolte sui social cinesi, i dipendenti di iPhone City (di proprietà della taiwanese Foxconn) protestano per essere stati confinati da settimane all’interno degli impianti, senza possibilità di uscire, in condizioni igieniche e di approvvigionamento deteriorate a causa delle restrizioni sanitarie. L’azienda chiama questa situazione «closed-loop management», gestione a circolo chiuso, che tradotto per i lavoratori significa essere costretti a vivere in catena di montaggio senza contatti con l’esterno. È una pratica ormai comune da mesi in Cina, nel tentativo di limitare i danni della politica «Zero Covid» sull’economia.

La cittadella gestita da Foxconn per assemblare i prodotti di Apple continua a funzionare a ritmo ridotto, in lockdown da quando a fine ottobre sono stati rilevati numerosi casi di positività al suo interno. Allora, diverse centinaia di dipendenti scavalcarono cancelli e reti intorno alle fabbriche e fuggirono verso la campagna. L’azienda per non interrompere la produzione ha ingaggiato ex militari in pensione, operatori della sterminata burocrazia locale, contadini. L’obiettivo è di soddisfare la domanda natalizia dei nuovi iPhone 14 lanciati da Apple; sono circolate voci su un piano di assunzioni stagionali per 100 mila operai, che per non correre rischi di diffusione del Covid-19 sarebbero alloggiati in dormitori separati rispetto a quelli delle maestranze stabili.

Sembra che proprio questo ricorso a manodopera non specializzata abbia accresciuto le tensioni con i lavoratori chiusi da settimane dentro i cancelli di iPhone City. «Ottimizzare e aggiustare la politica Zero Covid dinamico per ridurre l’impatto sulla crescita economica e la vita dei cittadini». È la direttiva che il Politburo di Xi Jinping ha dato alle autorità sanitarie l’11 novembre.

Oggi però, si calcola che le restrizioni stiano pesando su zone della Cina che valgono un quinto del Pil. Lockdown (non dichiarati, solo «consigliati» alla popolazione o ordinati verbalmente) hanno bloccato grandi città, da Chongqing, a Guangzhou, fino a Pechino. La superpotenza cinese sembra in stato confusionale, incapace di trovare una strategia d’uscita dal sogno dell’azzeramento dei contagi, che si sta rivelando un incubo. Secondo gli economisti bisogna attendersi un impatto globale del rallentamento cinese (auto-inflitto dal Partito-Stato).

23 novembre 2022 (modifica il 23 novembre 2022 | 10:24)

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, 2022-11-23 10:03:00, A Zhengzhou scontri tra gli operai e i vigilanti sanitari della fabbrica dove si producono gli smartphone della Apple che è stata sigillata dopo alcuni casi di Covid-19 , Photo Credit: , Guido Santevecchi

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