Dicembre 1, 2022

Letizia Moratti, il maestro zen e la politica: la doppia vita della signora di Milano

di Elisabetta Rosaspina

La manager è stata presidente della Rai, ministra, sindaca e vicepresidente della Lombardia. Qualcuno l’ha dipinta come «la Tatcher italiana». Ora torna sul ring, con la solita regola: stare in equilibrio tra destra e sinistra

Era il 1994, l’anno di Destra- sinistra, la canzone con la quale Giorgio Gaber sfotteva bonariamente la banalità di certe etichette politiche (“Fare il bagno nella vasca è di destra/Far la doccia invece è di sinistra…”), quando Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, destinò a sorpresa una donna, la prima nella storia della tivù italiana, alla presidenza della Rai. Il mondo dell’alta finanza conosceva già piuttosto bene Letizia Brichetto Arnaboldi. A Milano era nota come una delle due signore Moratti, la moglie del maggiore dei due fratelli, Gian Marco. Da una famiglia di origini aristocratiche, pioniera nel campo del brokeraggio assicurativo in Italia, attraverso l’altare era passata a una di petrolieri. Ma appena laureata in Scienze Politiche, a 21 anni, come ama lei stessa ricordare, era stata l’unica tra le sue amiche a cercarsi immediatamente un lavoro e l’indipendenza economica.

Dalla carriera universitaria al brokeraggio

Le fu offerto il posto di assistente di Fausto Pocar, professore di Diritto comunitario, con ampie prospettive di carriera universitaria. Preferì procurarsi un prestito da 30 milioni di lire e avviare la propria società di brokeraggio, la Gpa, cominciando a farsi le ossa nel consiglio d’amministrazione della Comit. Il cognome – ammette onestamente – aveva avuto il suo peso. Con un pedigree simile, non sarebbe potuta finire che nella casella di destra, assieme ai fumatori di Marlboro, ai consumatori di minestrine e di cioccolata svizzera. Venne dipinta come la Margaret Thatcher nazionale, un’iron lady gelida e autoritaria, un mix di rigore, decisionismo, lotta dura ai sindacati. Ma Indro Montanelli, che difficilmente poteva essere sospettato di indulgenza verso Berlusconi e i suoi fedeli, addolcì gli spigoli di quei ritratti aggiungendo «soavità» al pugno di ferro della signora Moratti. L’allora direttore della Voce conosceva l’ambiente in cui si era formata perché l’aveva vista crescere nel salotto della nonna paterna, Emilia, già frequentato anche da Benedetto Croce, Riccardo Bacchelli, Guido Piovene, Eugenio Montale.

LEGATISSIMI A MUCCIOLI, LEI E IL MARITO HANNO DEDICATO MOLTO TEMPO (E TANTI SOLDI) ALLA COMUNITÀ DI SAN PATRIGNANO

Per il resto dell’Italia, però, quella quarantenne alta e altera che occupava una delle poltrone più ambite e più scomode del Paese appariva un mistero. L’ala patriarcale fu rassicurata dalle dichiarazioni della manager sulla priorità della famiglia e l’imprescindibilità dei consigli del consorte: «Anche la decisione di accettare la presidenza della Rai l’ho presa insieme a lui e, se non fosse stato d’accordo, l’avrei rifiutata». Quella matriarcale, invece, era sensibile ai trascorsi della nonna materna, un’altra pioniera della riscossa femminile: sindaca di Rivarolo del Re, un comune in provincia di Cremona, ai primi del 900, e condottiera dell’azienda di famiglia durante la guerra.

La devozione per il patron di San Patrignano

Ma al settimo piano di viale Mazzini è difficile soggiornare a lungo. L’avventura di “Donna Lottizia”, come la chiamavano i nemici, durò due anni. Il suo «coté calvinista-lombardo», scrisse Giancarlo Perna, si era fatalmente scontrato con «il burocratico romano». Per molti restava la signora «nata bene e sposata ancor meglio» che, invece di improvvisarsi taglia teste, avrebbe fatto bene a tornarsene a Milano e a dedicarsi, come ogni dama del suo rango, a opere di carità. Salvo rimproverarle poi che stava cercando di comprarsi anche il paradiso con la smisurata devozione per Vincenzo Muccioli che portava lei e il marito a trascorrere i weekend, le vacanze, Pasqua e Natale a San Patrignano.

Il ruolo del maestro zen

Sulla genesi esatta di quella fratellanza la “patrona” della comunità di recupero riminese è stata sempre parca di dettagli. Ha citato il suocero, Angelo Moratti, secondo il quale tra tante associazioni per invalidi, anziani, bambini, mancavano quelle dedicate ai giovani, una categoria altrettanto fragile. E, alla domanda se fosse stata prima lei o prima il marito ad avvicinarsi a Muccioli, rispondeva che era stato il loro maestro di meditazione zen a fare da tramite quando si era trasferito a vivere a SanPa. Dal 1979 la coppia è stata vista raramente altrove nel tempo libero, assieme ai due figli, Gilda e Gabriele. Tutt’al più sulla spiaggia della Biodola, all’Isola d’Elba. E la scomparsa di Gianmarco Moratti, nel 2018, non ha cambiato le abitudini. In compenso, la signora Moratti non aveva intenzione di restare lontana dalle tivù e da Roma. Non ci mise molto a convincere Rupert Murdoch di essere la donna giusta per guidare la News Corp Europe, apripista di Sky. Quando finì poco amichevolmente anche quella breve esperienza, l’imprenditrice aveva ad attenderla un posto nell’Advisory Board del gruppo Carlyle e nel fondo d’investimento Golden Egg.

Lo scivolone quando cercò di negare Darwin

Silvio Berlusconi non si era dimenticato di lei e, nel giugno del 2001, la incorporava nel suo governo come ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Un posto che era toccato anche a Mrs. Thatcher, a suo tempo. Se la lady inglese fu vituperata per l’abolizione del latte gratuito agli scolari, la sua omologa milanese è stata costretta a una veloce marcia indietro quando ha cercato di cancellare dai programmi delle primarie lo studio della teoria evoluzionista di Darwin. Non hanno mietuto grandi consensi nemmeno le sue riforme, eccetto la reintroduzione del voto in condotta. Però ha tenuto duro sulle risorse che il governo lesinava alla scuola, pronta a discutere una finanziaria fino alle sette del mattino. Al termine della legislatura, nel 2006, quella che poteva sembrare una rimozione, si è rivelata una promozione: candidata per la Casa delle Libertà, LetiziaMoratti è diventata la prima, e per ora unica, donna sindaco di Milano. Sarebbe stata sconfitta nel 2011 da Giuliano Pisapia, ma aveva assicurato alla città un nuovo piano di mobilità ciclabile, più assistenza agli anziani e, soprattutto, l’edizione di Expo 2015, convincendo oltre 80 paesimembri del Bureau International des Expositions a scegliere il suo progetto. Mentre Beppe Sala tagliava il nastro inaugurale a Rho, lei lavorava già al varo di E4Impact, una fondazione che si propone di formare giovani imprenditori in Africa.

La bandiera dell’ “altruismo razionale”

L’anno dopo esce il suo libro, Milano – tra storia, realtà e sogno (scritto con Maria Luisa Agnese per Mondadori), e l’economista francese di provenienza socialista, Jacques Attali, ex consigliere di Mitterand, scrive di lei nella prefazione: «Incarna il meglio dell’intelligenza, dello spirito e del cuore. Grazie alla sua duplice esperienza a Milano e a San Patrignano, sa meglio di chiunque altro che qualsiasi progetto umano è un’utopia prima di essere una realtà». Li unisce una lunga militanza nel Movimento per l’economia positiva, fondata sull’ “altruismo razionale” del quale Letizia Moratti ha fatto una bandiera dall’ufficio di presidente di Ubi Banca, che ha occupato fino a un paio d’anni fa: «Faccio il mio bene, ma non a discapito degli altri». Salvo provocare un terremoto quando durante il lockdown, da assessore regionale al Welfare della Lombardia, ha proposto di dare la precedenza per i vaccini alle regioni con il Pil più alto: «Non mi riferivo alla ricchezza ma alla produttività. La Lombardia è ilmotore d’Italia, se si ferma troppo a lungo ne soffre tutto il Paese». A 73 anni, che compirà la settimana prossima, e a 50 dal suo primo impiego, dopo aver dichiarato e ripetuto di non voler più ruoli politici, Letizia Moratti torna sul ring. Non sembra importarle se da destra o da sinistra. Forse s’interroga anche lei, come Gaber: “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”.

23 novembre 2022 (modifica il 23 novembre 2022 | 07:19)

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, 2022-11-23 06:21:00, Letizia Moratti, il maestro zen e la politica: la doppia vita della signora di Milano  Sette del Corriere della Sera,

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