Novembre 29, 2022

Black Panther: Wakanda Forever, Shuri funziona come protagonista?

Come si è già avuto modo di constatare nella recensione di Black Panther Wakanda Forever, il film di Ryan Coogler è un grande omaggio al compianto Chadwick Boseman. L’attore che ha interpretato T’Challa per anni, ha lasciato un enorme vuoto e i Marvel Studios non sembrano aver esitato nel rendergli onore con un titolo incentrato sul ricordo, i sensi di colpa e la rinascita. Tra i personaggi più discussi prima e dopo l’uscita nelle sale del secondo capitolo c’è senz’ombra di dubbio Shuri, uno dei baluardi della Wakanda del primo film che qui dovrà portare sulle spalle un peso forse più pesante di quanto possa sopportare. Ma la giovane wakandiana funziona senza T’Challa? Nell’articolo saranno presenti spoiler, sia su alcune specifiche scene (tra cui la post credit) che sui risvolti di trama.

Schiacciati dal ricordo

Il personaggio di Shuri e il suo percorso nel film – soprattutto in relazione al primo capitolo – soffrono di un problema che spesso affligge molti prodotti del Marvel Cinematic Universe: raccontati a parole sono molto meglio dei fatti. Lo sviluppo della principessa è concettualmente corretto e con poche sbavature.

A mancare, però, è ciò che dovrebbe sorreggerla. Perché un buon personaggio (o almeno, non negativo) risulta impotente difronte alla mancanza di un film e di una scrittura che possa valorizzarlo. E a tal proposito è proprio la figura di T’Challa e la sua assenza ad essere croce e delizia per la messa in scena di Shuri. Se da una parte, infatti, la maturità e la crescita della sorella provano a venir fuori proprio grazie alla prematura scomparsa della più nota Pantera Nera, dall’altra è la volontà di rendere buona parte dell’opera un grande omaggio a Chadwick Boseman (scelta comprensibile) a schiacciare ogni personaggio che gravitava attorno all’eroe. Proprio per questo, solo per fare un esempio chiarificatore, il Namor di Tenoch Huerta risalta maggiormente rispetto alle forze wakandiane, perché svincolato da T’Challa e libero di poter essere sviluppato senza troppi vincoli.

Perché ogni volta che si prova ad esplorare le profondità psicologiche dei personaggi wakandiani, in particolare la principessa, è sempre in relazione al fratello, mostrando una precisa volontà nel non dare “valore” a dei singoli che vengono accantonati per privilegiare una visione d’insieme del popolo e della famiglia. E dalla scelta di incentrare il capitolo sul ricordo, pur parzialmente condivisibile, porta, ci rimettono i singoli protagonisti – persino la regina Ramonda e Nakia, forse anche più abbozzate – che trovano aria grazie alle intense interpretazioni di Leticia Wright, Angela Bassett e Lupita Nyong’o.

La luce della pantera

C’è una scena in questo sequel – che a tratti sembra più un Black Panther 1.5 più che un 2 – che potrebbe dare idea di quanto detto.

Quando il sovrano di Talokan porta Shuri a scoprire le profondità marine e la sua civiltà nascosta agli occhi del resto del mondo, la giovane riapre gli occhi: è lì che vediamo la Shuri conosciuta in passato, il personaggio che ha sempre voluto scoprire qualcosa di nuovo, che ha messo, erroneamente come le ricordano molti, le sperimentazioni e le passioni, suo luogo sicuro, davanti alla famiglia (e si ripercuoterà come senso di colpa, avendo passato gli ultimi istanti di vita del fratello alla ricerca di una cura piuttosto che standogli accanto). Shuri è sempre stata descritta come estremamente pragmatica, poco incline alle tradizioni e alle credenze spirituali. Ramonda sottolineerà come la morte non sia la fine, piuttosto un riconciliarsi con gli antenati, discorso che la mente di Shuri non può accettare. E durante il glorioso funerale del fratello sarà incapace di versare una lacrima, mostrando come sia forse incapace di accettare qualcosa che non aveva previsto, contro cui i calcoli e la scienza non avevano potuto nulla.

Tutto crolla e le certezze che aveva iniziano a vacillare in una difficile elaborazione del lutto. Ma davanti ad un mondo nascosto e alle possibilità che può offrire, grazie alle immense quantità di vibranio sepolte, i suoi occhi brillano come mai prima di quel momento e il suo spirito da ricercatrice spensierata sembra essere a suo agio e in pace, anche se momentaneamente. Una scena in cui il personaggio funziona benissimo anche perché, pur solo per qualche minuto, in parte svincolato dal fratello. Come già detto, non è tanto Shuri a non funzionare senza T’Challa quanto invece una celebrazione giusta in teoria ma che, nella pratica, si ripiega troppe volte su se stessa, marginalizzando il resto e lasciandolo ad un livello di approfondimento basilare.

Il compianto fratello infatti torna sempre in causa, vista la struttura del titolo, specie una volta indossata l’armatura da Black Panther: la Shuri che scende in battaglia è per fin troppi motivi diversa e difficile da giudicare in appena una ventina di minuti in scena (T’Challa come Black Panther ha goduto di più di un film per essere valorizzato e perfezionato). Ciò che però emerge è una pantera rinnovata, per certi versi in meglio, che perde certamente un briciolo di istinto e “selvaggio” che evocava Boseman nelle movenze, ma che oltre alla forza e all’agilità, grazie alle doti intellettive della protagonista riesce a dialogare più attivamente con la tecnologia, di certo non un’arma tradizionale ma nel complesso riuscita – si vedano a tal proposito le scelte nello scontro con Namor.

La conquista della saggezza e il futuro

Il viaggio di Shuri è interessante in virtù del suo essere imperfetto. Dopo aver assunto l’erba a forma di cuore e aver incontrato inaspettatamente Killmonger, risulta evidente come la principessa wakandiana sia nettamente diversa dal fratello. La rabbia aveva già preso il sopravvento dalla morte della regina ma è quell’incontro a segnarla profondamente. Shuri non è più la frizzante giovane con il sorriso stampato sul volto (come ricorderà M’Baku quando le dirà che le sono state tolte troppe cose per essere considerata ancora una bambina), troppe responsabilità ricadono su di lei e il limite viene superato: laddove T’Challa era indulgente e dall’animo nobile, la sorella sembra accecata dalla vendetta, che, come in No Way Home, fa vacillare anche i protagonisti dalle migliori intenzioni.

Ed è stimolante vedere il tentativo di costruzione di quella che a fine film sarà la salvatrice, e della conquista della saggezza di una giovane donna, passando attraverso una fase che ricorda quella di una villain, come abbiamo visto accadere, ad esempio, a Scarlet Witch: una crisi nella filosofia dell’eroe che può potenzialmente portare a creare nuove strade nell’Universo Marvel, se esplorata in maniera meno elementare e scavando meglio tra i conflitti interiori. Shuri però non vuole essere Black Panther o regina, vuole solo proteggere una terra mai sentita così vicina, anche a costo di assumere l’identità della pantera prima di allora impensata. Proprio per questi motivi non sarebbe strano vedere il suo personaggio lontano dalle scene per un po’.

Forse è già ora di passare nuovamente il testimone a volti come M’Baku, guerriero che potrebbe, almeno così sembra, poter prendere le redini del regno. O come un nuovo T’Challa: la scena post-credit e la rivelazione di Nakia portano nuovi interrogativi per il futuro del Wakanda, con la possibilità di vedere un piccolo principe diventare un giorno re e nuova Black Panther. E visti i trascorsi burrascosi tra Leticia Wright e i Marvel Studios e alle polemiche legate all’attrice, un passo indietro di Shuri potrebbe non essere così impensabile. Non sarà certamente tra i migliori personaggi del MCU ed è innegabile che, a conti fatti, non funzioni poi così tanto ma, visti tutti i limiti della scrittura di un secondo capitolo non totalmente riuscito, alla nuova Black Panther poteva andare decisamente peggio.

, 2022-11-22 06:53:00, La principessa del Wakanda è al centro del grande tributo a Chadwick Boseman, tra elaborazione del lutto e la guerra contro Talokan, Photo Credit: , Danilo Monti

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