Settembre 29, 2022

Chimica, produzioni a rischio: manca l’ammoniaca e i cinesi vendono al 30% in meno

caro energia

di Rita Querzè22 set 2022

Chimica, produzioni a rischio: manca l'ammoniaca e i cinesi vendono al 30% in meno

Chimica in allerta. I prezzi dell’energia sono alle stelle e, di conseguenza, anche quelli di alcune materie prime come l’ammoniaca. Che ora stanno diventando introvabili e in ogni caso anch’esse sempre più costose. I costi elevati stanno mettendo fuori mercato le aziende europee: i costi praticati dai concorrenti asiatici (ma anche americani) sono più bassi dal 30 al 50%.

Metilmetacrilato, quella plastica introvabile

Facciamo qualche esempio. Prendiamo il metilmetacrilato, una plastica che somiglia al vetro utilizzata nel settore automotive ma anche in edilizia (serve a fare i box doccia, per esempio). In Europa il 60% dei produttori si sta fermando. Stesso discorso per le fabbriche di fertilizzanti, da Oci e Ozomures, Skw e Fertiberia. Le aziende produttrici di ammoniaca sono in ginocchio perché i costi del processo produttivo sono all’80% legati al gas. Lo stabilimento ferrarese della multinazionale Yara si è già fermato a più riprese. Ma l’ammoniaca è un prodotto base in molte produzioni chimiche. Racconta Angelo Radici, presidente di Radici group di Bergamo (3.000 dipendenti, 1,5 miliardi di fatturato): «Nell’area specialty chemicals stiamo lavorando a singhiozzo: abbiamo condiviso con i clienti queste problematicità e stiamo cercando in maniera proattiva di farvi fronte. Nei nostri siti di Novara e Zeitz in Germania, l’ammoniaca è una delle materie prime fondamentali. Ma proprio su questo materiale si sta verificando in Europa una scarsissima disponibilità». «In generale — aggiunge Radici — negli ultimi mesi il gruppo ha subìto l’aumento dei costi di energia e gas per il funzionamento dei propri processi industriali e l’incremento dei prezzi che i nostri fornitori di materie prime hanno dovuto trasferire a loro volta. Quindi un duplice rincaro che sta mettendo in difficoltà le nostre produzioni».

Concorrenza anche dagli Usa

A rappresentare con chiarezza la situazione del settore è Donatella Martini, responsabile procurement di Sir industriale: «Produciamo resine per vernici e per l’edilizia, resine per isolare il metallo. I prezzi dei prodotti finiti stanno crollando ma il costo del gas aumenta. Quello che fa più male è che i nostri fornitori europei di materie prime stanno andando fuori mercato a causa dei costi del gas. Preferiamo la petrolchimica europea ma ormai cinesi e americani sono più convenienti anche del 30%». E ancora: «Il mercato ha iniziato a rallentare da giugno. A frenare per prima è stata la domanda cinese. Quindi i fornitori cinesi di prodotti chimici di base si sono spaventati e hanno inondato il mercato di prodotti a basso costo. Al ritorno dalle vacanza la domanda ha frenato bruscamente anche in Europa». Il livello di allerta è alto anche in Coim, 1,4 miliardi di fatturato, multinazionale italiana con 1.400 dipendenti nel mondo di cui 500 in Italia: «Vecchi concorrenti cinesi che erano scomparsi dal mercato oggi si propongono con prezzi del 30-40% inferiori ai nostri. Da notare: in questo momento stiamo producendo in perdita, i bastano solo a coprire i costi di materie prime ed energia — allarga le braccia il ceo Giuseppe Librandi —. Cinesi e asiatici stanno “rubando” mercato a quelle europee senza nessuno sforzo perché con i loro prezzi del gas vendere al 30-40% in meno rispetto a noi vuole dire avere comunque margini elevati. Per capirci, negli Usa il gas costa un settimo rispetto all’Europa e l’energia poco meno della metà. Resisteremo il più possibile, per una questione di etica e responsabilità. Ma non all’infinito».

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, 2022-09-22 17:19:00, Negli Usa il gas costa un settimo rispetto all’Europa e l’energia poco meno della metà. Radici: «Costretti a stop & go». Coim: «Non si può resistere all’infinito». Fermate a più riprese per Yara a Ferrara, Rita Querzè

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