Febbraio 3, 2023
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Fase 2: il problema delle condizioni organizzative

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E se il nuovo a.s. iniziasse l’1 ottobre?

Il Decreto-Legge 8 aprile 2020, n. 22 contiene misure straordinarie in materia di conclusione dell’anno scolastico 2019/2020 e di avvio dell’a.s. 2020/2021. 

In particolare l’art. 2 prevede, in deroga alle disposizioni vigenti, la definizione della data di inizio delle lezioni per l’a.s. 2020/2021, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, anche tenendo conto dell’eventuale necessità di recupero degli apprendimenti quale ordinaria attività didattica e della conclusione delle procedure di avvio dell’a.s. nonché l’adozione entro il 15 settembre di misure di adattamento e modifica degli aspetti procedurali e delle tempistiche di immissione in ruolo, di utilizzazioni, assegnazioni provvisorie e attribuzioni di contratti a tempo determinato. È molto difficile immaginare mentre scriviamo come sarà l’organizzazione del sistema scolastico a settembre, quando – c’è da augurarsi, ma non si possono ovviamente avere certezze – l’epidemia avrà allentato il morso anche sulla scuola. Una possibile opzione è quella di far decorrere dal 1° ottobre l’avvio delle attività didattiche; i movimenti (trasferimenti, assegnazione provvisorie, utilizzazioni e nomina, etc) del personale dirigente e docente di ruolo e non, conferimento di reggenze, etc) tutti definiti, però, entro il 30 settembre 2020.

La scuola prima del Coronavirus rassomigliava ad un apparato industriale, ammalato di fordismo, all’interno del quale si svolgono funzioni esecutive, regolate da procedure e tempi rigidi. Nel grande meccanismo, ogni ingranaggio è sostituibile, aspetto che ha reso in qualche modo sopportabile il grande turnover di insegnanti e dirigenti scolastici.

Il recupero dei ritardi formativi, la dislocazione di spazi fisici e virtuali, la collaborazione in presenza e a distanza, l’utilizzo intelligente di tecnologie dovrebbero consentire di affrontare l’attuale emergenza in un’ottica non difensiva, ma attiva e creativa, non limitando le opportunità educative, ma amplificandole.

Per questo, prima di partire (non di ri-partire) è forse opportuno prendersi un poco di tempo, quel tempo che consente di predisporre le condizioni organizzative per progettare e gestire scuole flessibili e intelligenti. Per raggiungere almeno in parte questo obiettivo, il nuovo anno scolastico potrebbe iniziare ad ottobre: senza perdere tempo, nulla vieta però che il mese di settembre venga dedicato a momenti personalizzati di recupero e approfondimento del corrente anno scolastico, mentre a tutti i livelli, nazionale e locale, i dirigenti approntano le condizioni per partire in un nuovo scenario, indotto dal virus, ma ben oltre la mera esigenza di prevenzione dal contagio.

Anche la famiglia deve essere opportunamente coinvolta nel cambiamento di paradigma, in un nuovo contratto educativo che metta in chiaro le modalità entro le quali la scuola decide di educare gli studenti all’autoregolazione e alla responsabilità, allo sviluppo di competenze e alla relazione, entro un sistema sufficientemente sicuro. Anche questo richiede tempo che potrebbe essere utilizzato positivamente solo in presenza, in via eccezionale, di una continuità fino al 30 settembre del corpo docente e dirigente in servizio nell’anno scolastico 2019/20.

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