Febbraio 3, 2023

Romano Prodi: "Governo distratto dalle liti. Il Colle? Non mi interessa. E poi i 101 sono ancora lì!

Intervista di Marco Ascione a Romano Prodi su Il Corriere della Sera del 10 gennaio 2020

«Prodi, un nonno al Quirinale. C’è chi dice così? Bene: di questa espressione mi interessa solo la parola nonno. Un nonno felice. Prima di andare in pensione a me piaceva fare il premier. Questo sì che mi piaceva, ma non ho mai puntato alla presidenza della Repubblica. E non ci penso certo ora. Peraltro, quegli oltre 101 che in Parlamento votarono contro di me, ci sono ancora».

Il Professore allarga le braccia in un’espressione stupita, seduto sul divano nell’abitazione di via Gerusalemme, a Bologna. Sul tavolo una scatola di sardine al cioccolato che «mi ha regalato un amico francese».

Resterà un papabile per il Colle? Risolutamente risponde di no. I suoi pensieri sono rivolti alla Libia, all’Iran e all’Europa. E all’Emilia-Romagna che va a votare.

«Quando nel 2009 ho iniziato a insegnare alla China Europe International Business School di Shanghai l’Unione era uno degli argomenti preferiti. Negli ultimi anni nessuno mi ha più chiesto di parlare di Europa».

Bruxelles si è condannata all’irrilevanza?

«Certo, finché procediamo separati. Questa impossibilità di trovare una linea comune produce la paralisi».

Un’Europa debole e un’Italia più isolata. Colpisce che Roma sia stata «dimenticata» dagli americani nel giro di telefonate dopo l’uccisione di Soleimani.

«Trump, che voglio sperare sapesse cosa stava facendo, al contrario dei suoi predecessori non ha avvisato nemmeno la Nato. Dopo c’è stato anche questo sfregio a noi, a differenza di Francia e Germania. Il problema è che l’Italia ha perso il ritmo. La politica estera richiede continuità».

Come giudica il ministro degli Esteri Di Maio? C’è quella foto di lui in sneakers con la fidanzata e la barba lunga all’aeroporto di Madrid mentre scoppiava la crisi militare. Non era dove doveva essere?

«È solo stato sfortunato ad essere fotografato in un momento sbagliato. Nessuno poteva prevedere che cosa avrebbero fatto gli americani. Certo, se penso al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov che incontra Di Maio mi immagino le difficoltà di quell’incontro».

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