Dicembre 8, 2022

Razzismo negli stadi e caso Balotelli: e se gli ultras fossero la soluzione?

Potrebbero essere lo strumento con cui fare pressione per ottenere una presa di posizione da parte delle società sportive

Solo quando i giocatori rivendicano i loro diritti, e i tifosi si mobilitano, allora i club sono costretti a prendere sul serio la questione del razzismo”.

Mark Doidge, ricercatore di Brighton che da anni studia il fenomeno degli ultras e direttore dell’Anti-Discrimination Division of Football Supporters Europe (FSE), commenta con Euronews il fenomeno del razzismo negli stadi, puntando il dito sulle responsabilità delle classi dirigenti e sottolineando l’importanza degli ultras nella politica delle squadre.

Il 3 novembre scorso Mario Balotelli, attaccante del Brescia, lancia la palla contro la curva del Verona che gli urla dietro versi da scimmia mentre è alle prese con un’azione. L’episodio rivitalizza il dibattito sul razzismo negli stadi italiani e il capo ultras del Verona viene punito dalla società con una misura interdittiva che lo allontana dallo stadio della squadra fino al 2030.

“Il razzismo negli stadi non è una piaga sociale soltanto italiana”, commenta Doidge. “Non dimentichiamoci poi che quando si tende a parlare di razzismo, si mette in discussione solo la singola voce di qualche tifoso, mai l’intera struttura sociale che, per esempio, esclude in partenza molte persone nere dallo sport, e che è presente in tutta Europa. Di certo nazioni come l’Inghilterra o la Germania, che per ragioni storiche affrontano da molto più tempo le emigrazioni, oggi sono più preparate a combattere il razzismo negli stadi”.

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