Febbraio 3, 2023

Ex Ilva, Conte a Taranto tra proteste e applausi

Ad attenderlo decine di operai ed esponenti di movimenti ambientalisti della città. I sindacati: “L’azienda si assuma le sue responsabilità”

Il Presidente del Consiglio ci mette la faccia. Con un blitz organizzato in poche ore che ha portato all’annullamento del dell’incontro con il presidente della Lituania, Gitanas Nauseda, il premier vola a Taranto per parlare con gli operai in sciopero dopo l’addio di Arcelor Mittal.

La città pugliese è evidentemente spaccata in due: una fuori l’impianto dell’ex Ilva che ne chiede la chiusura, confermando un secco ‘no’ allo scudo penale per gli indiani, l’altra dentro, in consiglio permanente, che invece attende soluzioni rapide dall’esecutivo, senza rinunciare a un solo lavoratore. Conte viene accolto da una vera e propria ressa.

Ci sono i cittadini del quartiere Tamburi e i cassintegrati, tutti uniti da una voce sola: “Ilva va chiusa, basta chiacchiere”. E poi ancora “qui sono più i morti che i bambini. Noi vogliamo vivere. Vai in ospedale. Vai a vedere i bimbi fare le chemio”. Il premier a fatica si fa avanti “sono qui per ascoltare tutti”, dice cercando di sedare gli animi più turbolenti. La sentenza però, fuori dall’azienda, non fa sconti né al governo né a Mittal: “Nessuno scudo, Ilva va chiusa”.

Il presidente del Consiglio ascolta con attenzione, ma non nega di non avere una soluzione in tasca. “Mi è passata quasi la voglia di stare qua dentro – risponde l’operaio al premier che chiede lumi sulla sua situazione lavorativa – in questa fabbrica ci sono ancora 100mila tonnellate d’amianto.

Sono stato licenziato ingiustamente solo perché ho ricordato a Mittal e al medico di fabbrica cosa prevede la legge sulle attività in presenza di amianto”. E la soluzione? Chiede Conte. “Andrebbe programmata la chiusura o salvata solo l’area a freddo”, è la replica.

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