Febbraio 8, 2023
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Violenza a scuola: serve un patto sociale

La percezione è che si sia imboccata una strada senza ritorno

Ennesimo episodio in un istituto superiore di Lucca, dove un gruppo di adolescenti ha pensato bene di “bullizzare” un docente e poi di metterlo pure in rete.

C’è da pensare che i casi siano molto più diffusi e numerosi, perché i più tra coloro che si spingono a questi gesti saranno sì tanto irresponsabili da esercitare violenza nei confronti degli insegnanti, ma non così totalmente da pubblicarne addirittura le prove.

Nel numero di maggio di Tuttoscuola (consultabile presto anche su www.tuttoscuola.com) viene indicata una serie di possibili rimedi al dilagare della violenza nelle scuole: rendersi consapevoli come adulti del clima che ci circonda; caricare i giovani di minori aspettative nei loro confronti; ricostruire dalle basi la fiducia formando i genitori e rendendo più trasparente l’operato delle scuole; garantire servizi che vadano incontro ai bisogni delle famiglie, come tempo pieno, pre/post scuola, abolizione delle liste d’attesa; ripensare la scelta della settimana corta; offrire alle classi spazi più ampi e accoglienti; dare un’adeguata rilevanza allo sport e alle attività laboratoriali.

In particolare in uno dei servizi pubblicati nel numero si racconta di un episodio piccolo ma emblematico di autorevolezza da parte dell’insegnante. La chiave di tutto sta proprio nel tono sommesso con cui una docente di musica ordina alla classe di riporre gli strumenti musicali che aveva acconsentito di introdurre in aula e nella pacatezza con cui, alla fine dell’ora, ha aperto alla possibilità di tornare di nuovo a suonare qualora la classe si fosse comportata come dovuto. Calma, autorevolezza, sicurezza nel proprio ruolo sono forse proprio quello che manca a tutta la nostra generazione di adulti.

Nel linguaggio corporeo del docente di Lucca abbiamo letto soprattutto il timore di avere reazioni sanzionabili a livello disciplinare e anche il senso di impotenza di fronte a questi giovanissimi senza regole. Alle sue spalle si intravede una lunga fila di adulti sconfitti, e allora a chi dare la colpa? Lo scaricabarile fra scuola e famiglia non paga, ormai dovremmo averlo capito, bisogna correre tutti insieme ai ripari.

Va detto che i consigli di classe e d’istituto a Lucca hanno fatto bene il proprio lavoro, sanzionando con bocciature e penalità pesanti da recuperare; che il preside si è espresso con pacatezza e autorevolezza e che il tutto è stato adeguatamente riportato e amplificato dall’apparato mediatico. Basterà questo per invertire la tendenza? Sicuramente no, questo è solo l’ultimo appello alle armi: se manchiamo anche questo, la battaglia sarà irrimediabilmente perduta.

È indispensabile un patto di corresponsabilità educativa. Non quello mirato a far pagare i danni ai genitori, voluto dall’allora ministro Fioroni, ma la concreta attuazione, non solo a parole, di quanto prefigurato dalla recente riscrittura ad opera del Forum nazionale delle associazioni dei genitori nella scuola: rafforzare la collaborazione tra scuola e famiglia, anche attraverso la definizione di modalità, tempi e ambiti sempre più precisi di partecipazione alla vita scolastica, a partire dalla possibilità, per i genitori e gli studenti, di fare proposte per arricchire l’offerta formativa; massima trasparenza e informazione sulle attività e la progettualità degli istituti scolastici; maggiore condivisione degli interventi di formazione e prevenzione in materia di bullismo e cyberbullismo; estensione del Patto di corresponsabilità educativa anche alla scuola primaria; istituzione della ‘Giornata della corresponsabilità’, come momento per consolidare il clima di cooperazione tra tutti coloro che compongono la comunità educante.

Fonte dell’articolo: Tuttoscuola



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